Illustrazione generata con DALL·E, OpenAI.
Il nome di Oriana Fallaci ha sempre viaggiato tra le parole della casa della mia infanzia.
Ricordo, ogni domenica mattina, la radio portatile di mio padre accesa, poggiata accanto al letto, dalla quale sentivo uscire voci decise e senza tentennamenti che raccontavano cosa succedeva nel mondo. Non ero interessata a ciò che dicevano e non lo capivo, d’altronde ero solo una bambina; eppure, percepivo l’importanza di quella piccola radio e mi sentivo affascinata da quelle parole senza immagini che pervadevano l’aria della casa. Qualche anno dopo, avrei compreso il valore di quel suono.
2001, New York.
Per la prima volta, sento il nome di Oriana Fallaci pronunciato dai miei genitori. Durante un servizio trasmesso al telegiornale mi dicono che “lei è Oriana Fallaci, ha scritto i libri che stanno sullo scaffale. Era a New York quando è successo l’attentato alle Torri“. Rivolgendomi alla televisione, con attenzione, ho ascoltato e osservato. Quel giorno ho compreso che le voci alla radio erano persone in carne e ossa che “stavano” dove le cose accadevano.
Non ho ricordi diretti del 2001. Quello che so sull’attentato dell’undici settembre, l’ho appreso dai libri e dai documentari trasmessi in televisione, a cui mia madre ogni anno dedicava ore di attenzione e sguardi malinconici. Io, seduta a terra accanto al divano, facevo lo stesso.
L’11 settembre del 2001, Oriana Fallaci si trovava nel suo appartamento di New York e, come tanti, ha appreso dell’attentato da una televisione senza audio mentre ancora non era chiaro al mondo cosa stesse succedendo. Era visibile il video del World Trade Center in fiamme, un aereo di linea grande e di colore bianco con una traiettoria di volo molto bassa e diretta verso la seconda torre. In quel momento, era chiaro alla signora Fallaci che non fosse un incidente aereo, una perdita di quota, un malfunzionamento. La mattina americana dell’11 settembre 2001, quattro aerei di linea della United Airlines e dell’American Airlines sono stati dirottati dal gruppo terroristico al-Quaida. Gli aerei riflessi negli occhi attoniti e attenti di Oriana hanno colpito le torri Nord e Sud del World Trade Center, a Manhattan, punto di riferimento commerciale ed economico globale. Il terzo aereo ha colpito il Pentagono mentre il quarto, diretto verso la Casa Bianca o il Campidoglio a Washington, precipita in Pennsylvania per un tentativo dei passeggeri e dei membri dell’equipaggio di prendere il controllo del mezzo.
Diciotto giorni dopo, il 29 settembre del 2001, Oriana Fallaci, giornalista e scrittrice, pubblicò sul Corriere della Sera l’articolo intitolato La rabbia e l’orgoglio, dando voce allo sconcerto e alla collera di fronte a una tragedia che aveva segnato per sempre il mondo contemporaneo.
Una voce che si fa spazio nel silenzio
In casa, i libri di Oriana ci sono sempre stati, poggiati su uno scaffale di marmo grezzo e scuro. Erano in alto, troppo in alto per me che ero bassina. L’unico modo per raggiungerli era arrampicarsi sul divano, di nascosto, quando nessuno mi vedeva. Li aprivo, giocavo con le pagine, leggevo qualche parola e li risistemavo.
Quando finalmente ho iniziato a sfogliare quei “giganti” che prima guardavo solo dal basso, ho scoperto che tra quelle pagine colme di inchiostro c’era un mondo vibrante. Sfogliare e leggere oggi i suoi libri significa capire come quella voce sia riuscita a farsi spazio in un panorama giornalistico, quello degli anni Sessanta e Settanta, che parlava quasi esclusivamente al maschile. Oriana non chiedeva permesso: entrava nelle redazioni e nei campi di battaglia con una prepotenza intellettuale che era, in realtà, pura necessità di testimonianza.
In Intervista con la storia, emerge il suo metodo più puro: una vera e propria anatomia del potere. Davanti ai potenti della Terra, quella che molti scambiavano per arroganza era, in realtà, la pretesa della verità. Oriana usava la parola come una sonda chirurgica, penetrando le corazze ideologiche dei leader più temuti e distanti, mostrando l’uomo dietro la maschera del comando. Celebre resta il suo duello con lo Scià di Persia o l’atto di togliersi il chador davanti all’Imam, gesti che non erano provocazioni fini a se stesse, ma strumenti per testare la fibra morale del potere. In queste pagine, il giornalismo smette di essere cronaca per diventare il coraggio di guardare il mondo dritto negli occhi.
Questa stessa intransigenza la ritroviamo quando la sua indagine si sposta dall’esterno all’interno, in Lettera a un bambino mai nato. Qui la scrittura si fa nuda, quasi insostenibile nel suo dolore. È la Fallaci più intima, quella che esplora i tabù della maternità e della libertà con un’onestà che toglie il fiato, demolendo l’immagine della maternità come idillio precostituito. Non è un libro sulla nascita, ma un interrogativo esistenziale sulla legittimità di dare la vita in un mondo ingiusto dove la protagonista parla al bambino non con dolcezza zuccherina, ma con la durezza di chi prepara un soldato alla guerra della vita.
Il cerchio si chiude con Un uomo, dove il dolore privato per la perdita di Alekos Panagulis viene trasfigurato in un’epopea greca con un ritratto di un uomo difficile e ossessivo, illuminato da un amore per la libertà che confina con la follia. La scrittura qui si fa carne, sudore e lotta contro ogni tirannia. La cronaca di una morte annunciata diventa così un inno immortale di chi non si piega.
Il corpo che cede, la parola che resta
Con il passare degli anni, quella voce ha iniziato a cambiare. La malattia, “l’alieno”, come lo chiamava lei, ha iniziato a consumare il suo corpo, indebolendo il suo respiro fisico. Negli ultimi anni, la voce di Oriana era diventata sottile, affaticata, quasi un soffio, eppure, qui accade il paradosso: mentre il corpo si faceva fragile, la sua voce editoriale e storica diventava, se possibile, ancora più potente. Il suo peso specifico sulla carta stampata non ha mai perso un grammo di forza e la malattia non riusciva a scalfire la precisione chirurgica della sua penna. Anzi, l’urgenza della fine sembrava aver affilato l’inchiostro, rendendo ogni sua parola un testamento, un grido che non accettava di essere ignorato. La sua presenza storica si è fortificata, diventando un punto di riferimento divisivo, amato o discusso ancora oggi, ma mai irrilevante proprio mentre lei si ritirava nel silenzio della sua casa.
Ritorno allo scaffale
Oggi guardo quegli stessi libri su uno scaffale diverso, quello della mia camera da letto. Lo scaffale di marmo della mia infanzia non è più così irraggiungibile. Non ho più bisogno di arrampicarmi sul divano, posso prendere i libri tra le mani e sentire il peso di quelle copertine consumate dal tempo. Quelle pagine non sono più testimoni immobili, ma il corpo di una voce che ha attraversato la storia senza mai indietreggiare.
Oriana Fallaci mi ha insegnato che si può essere fragili eppure indomiti, che un corpo può anche ammalarsi, ma che una voce autentica alimentata dalla verità, non smette mai di risuonare.
Bibliografia
Rai Cultura. (2022, 5 maggio). Ritratto fotografico di Oriana Fallaci. Rai Cultura. https://www.raicultura.it/letteratura/foto/2022/05/Ritratto-fotografico-di-Oriana-Fallaci-e8274739-256d-4e6a-a1d3-8664eb19fccd.html
De Stefano, P. (2017). Oriana Fallaci. Vita, opere, incontri. Rizzoli.
Fallaci, O. (1975). Intervista con la storia. Rizzoli.
Fallaci, O. (1975). Lettera a un bambino mai nato. Rizzoli.
Fallaci, O. (1979). Un uomo. Rizzoli.
Fallaci, O. (1979). Intervista a Ruhollah Khomeini. Corriere della Sera, 26 Settembre 1979.
Fallaci, O. (2004). La Rabbia e l’Orgoglio. Rizzoli.
Fallaci, O. (2021, 8 settembre). Oriana Fallaci, 11 settembre 2001: “Uomini che nuotano nell’aria. L’Occidente ormai senza passione”. Corriere della Sera – Sette. https://www.corriere.it/sette/attualita/21_settembre_08/oriana-fallaci-2002-2005-uomini-che-nuotano-nell-aria-l-occidente-ormai-senza-passione-2e9f1a42-0ff1-11ec-bed3-6f3896af8bb8.shtml
Rai News. (2025, 11 settembre). 11 settembre 2001: 24 anni fa l’attacco alle Torri Gemelle. Le storiche immagini dell’attentato. Rai News. https://www.rainews.it/articoli/2025/09/11-settembre-2001-24-anni-fa-lattacco-alle-torri-gemelle-le-storiche-immagini-dellattentato–093e3649-9509-4f2c-a3a0-3e35c55a2442.html